San Severino - Monache Clarisse
La nostra Via Lauretana è accogliere i pellegrini che arrivano nella nostra comunità .
Siamo le Monache Clarisse del Monastero di Santa Chiara a San Severino.

Il nostro convento è situato nella zona del Castello, ovvero nella parte medioevale della città . Qui abbiamo un orto, un uliveto, una casa d’accoglienza e una foresteria dove ospitiamo i pellegrini. Tutta la zona ha mantenuto le caratteristiche del borgo medioevale con le imponenti porte d’ingresso e le due torri leggermente inclinate del Duomo Vecchio e degli Smeducci a simboleggiare il potere religioso e quello civile. Il castello si erge sulla città in basso caratterizzata dall’ovale di Piazza del Popolo, luogo simbolo e salotto di San Severino. Qui si affaccia il Teatro Feronia, realizzato nel 1747 e dedicato alla dea Feronia il cui tempio era situato sulle rive del Potenza. Progettato prima in legno da Domenico Bianconi e ricostruito in muratura da Ireneo Aleandri conserva pregiate decorazioni pittoriche e un sipario con decorazione neoclassica. Non lontano si può ammirare la chiesa di San Lorenzo in Doliolo, la più antica della città . La struttura attuale con l’imponente campanile e la cripta in stile romanico è datata intorno al XIV secolo ma le prime notizie della chiesa risalirebbero al II secolo quando i monaci Basiliani realizzarono una prima struttura sulle rovine di un tempio pagano.
San Severino è anche una città ricca di arte come testimoniato dalla ricchissima collezione custodita nella pinacoteca civica che annovera tra le altre opere dei Fratelli Salimbeni, Lorenzo D’Alessandro e un polittico di Vittore Crivelli. Il pezzo più pregiato però è sicuramente la Madonna della Pace del Pinturicchio donata al Duomo della città nel 1490 da Liberato Bartelli che da Roma venne inviato come priore a San Severino.
Poco distante dalla piazza il museo diffuso di Borgo Conce invece racconta la vocazione industriale della città . In questa zona infatti la presenza del fiume ha favorito fin dal XVI secolo la nascita di opifici per la lavorazione di tessuti e pellami sfruttando proprio la forza motrice dell’acqua per l’attivazione diretta dei macchinari prima e per la produzione di energia idroelettrica poi. Il percorso museale prevede la visita a tre vecchie centrali che rappresentano un’affascinante esempio di archeologia industriale.
Seguendo poi l’andamento della Via Lauretana verso Treia con una deviazione si raggiunge un luogo che testimonia la fede di questi territorio: la Grotta di Santa Sperandia. L’eremo in cui visse la santa è costituito da una modesta caverna affacciata alla parete rocciosa e oggi raggiungibile con un percorso di 430 gradini.